Un infermo scatenato
Nel 1958 in Italia si scatenò una terribile epidemia di poliomielite che lasciò, solo in quell' anno, più di mille bambini sottoterra e più di 8.000 piccoli sulla sedia a rotelle o nel migliore dei casi, aggrappati per sempre a due stampelle.
Ero piccola quando mio padre accompagnava in lunghi viaggi al nord il figlio di un amico colpito dalla malattia.
Grazie a queste terapie ,Enzuccio riuscí a camminare da solo, seppure con una evidente zoppia. Tra questi bambini, a soli tre mesi, fu colpito anche Lello Marangio, autore napoletano del fortunato libro "Al mio segnale scatenate l ' infermo" .
Non lo conoscevo fino a stasera, quando mi si è rivelato in tutta la sua forza, ospite del premio Charlot al tetro "Della arti" di Salerno.
È comparso sul palco su quella sedia a rotelle che da sempre sostituisce le sue gambe atrofizzate.
Ha raccontato che, insieme alla malattia, ha avuto però il grande dono dell' ironia, che ha saputo rendere più sopportabile il suo enorme fardello.
"Non sono io che devo integrarmi nel mondo delle persone normali", ha detto ," ma sono gli altri che devono entrare nel mio mondo."
Il suo libro è capitato in mano a due grandi uomini che sono voluti entrare nel suo mondo: il presidente Mattarella e Papa Francesco, costretto anche lui su di una sedia a rotelle nell' ultimo scorcio della sua luminosa esistenza .
Un giorno squilla il telefono a casa Marangio, risponde Lello.
Dall' altra parte del filo una voce di donna: "Pronto, sono la segretaria della Presidenza della Repubblica" E lui, piccato " mavaffaxxxxx" e riattacca, giustamente convinto che solo di uno scherzo si poteva trattare. Lei richiama: " Perché riattacca? Le dico che sono la segretaria del Presidente Mattarella".
Se non fosse stato per la poliomielite non avrebbe mai avuto la fortuna di sedere accanto al P.d.R., ospite d' onore ad un evento di coesione sociale nella Tenuta di Castelporziano, a Roma. Fu invece monsignor Emilio Nappa, assistente personale del Papa, a parlargli di questo libro dirompente, mentre spingeva il pontefice sulla carrozzina nei giardini vaticani.
Il papa fu colpito così profondamente da questo approccio alla malattia, che volle conoscere l ' autore e tributargli una benedizione per il valido conforto ed il saldo sostegno che riusciva a trasmettere a tanti malati.
Forte e chiaro questo messaggio, così originalmente condiviso stasera ad una platea estasiata: anche la peggiore delle malattie non ti deve abbattere, va presa di petto , specialmente quando non hai le gambe per scappare via da lei.
Tutto ha un senso, e tutto il tolto ti ritorna.
«Anche fra 1000 difficoltà si trova sempre uno spiraglio per dire “oggi come sono stato bene… lo sarò sicuramente anche domani e anche sempre”.»
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