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Da Scugnizzo a Re

Mi invaghii di Sal a 12 anni, vedendolo  entrare sul palcoscenico dove si esibiva il padre Mario, in sella a un motorino, forse un " Ciao".
 Allora, negli anni '70, me lo sognavo pure la notte (il motorino, non Sal).
A 40 anni ci ricaddi , vedendolo all' Augusteo di Napoli, nei panni di don Vincenzo, sacerdote nel musical " C' era una volta Scugnizzi", dove a suon di "Zoccole Zoccole a migliaia" ridava una chance a ragazzi bruciati.
Questa estate con "Rossetto e caffè"  un' esplosione di euforia demenziale che ci faceva alzare tutti dai tavoli per ballare, "accussì, senza preavviso ".
E adesso questo pezzo banalissimo che ti impone di alzarti e sigillare col pugno questo amore eterno che sappiamo tutti esistere solo nelle canzoni, e poiché nessuno lo ha mai veramente vissuto , tutti lo vagheggiano.
A Napoli basta poco per essere felici: ci accontentiamo ogni tanto di una "tazzulella e cafè" e di una canzone di Sal. 
Niente e tutto.

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