La bella (ultima) estate
Cresciuto nelle Langhe piemontesi, aveva assorbito tutti i profumi e i sapori di quella terra generosa, che si continua a respirare nelle sue opere. Attraversando borghi e sentieri, vigneti e boschi alla ricerca di anfratti e radure mai battute da orme umane, aveva sviluppato una sensibilità talmente profonda da non trovare una corrispondenza negli altri.
L' amore per la natura, le sue stagioni, il miracolo della vita che si rinnova ad ogni fioritura lo avevano portato a ripudiare quella guerra distruttiva alla quale si era sottratto, senza però mai perdonarsi quella che ai suoi occhi appariva semplice vigliaccheria.
La sua solitudine era stata all'improvviso squarciata da un grande amore: Constance, una giovane americana in viaggio in Europa per trovare la sua strada nel mondo del cinema.
Si incontrarono a Roma ad un veglione di Capodanno, lui rimase immediatamente folgorato dal chiaro viso di questa giovane donna , che emanava una luce come quella che si riflette all' alba nelle fresche acque di un lago montano.
A marzo, a Cervinia, si consuma la passione, sarà amore folle per lui, solo un ricordo del viaggio da portare a casa per lei, che ad aprile decide di rientrare ad Hollywood.
Lui ne muore, ed alla morte comincia a pensare, lo scrive come in un presagio:
"Verrà la morte ed avrà i tuoi occhi".
Nemmeno il premio Strega vinto a giugno di quello stesso anno per la sua "Bella estate", lo distoglierà dal proposito di farla finita con la vita, che ancora uno volta lo respingeva in un angolo desolato.
Il 27 agosto del 1950 a soli 41 anni Pavese viene trovato morto nella sua camera d'albergo a Torino.
Nel "Mestiere di vivere" aveva lasciato il suo testamento:
«Non ci si uccide per amore di una donna. Ci si uccide perché un amore, qualunque amore, ci rivela nella nostra nudità, miseria, infermità, nulla.»
Luigia Sisella Coppola
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