La notte d' amore più bella
La versione dell' Odissea di Nolan, appena uscita nelle sale cinematografiche, ha riacceso i riflettori sull' intramontabile poema omerico.
Sono andata a rileggere, con occhi diversi da quelli della studentessa ginnasiale, alcuni versi del penultimo libro del poema, che canta il ricongiungimento, dopo mille peripezie e mille insidie, tra Ulisse e Penelope, ormai maturi, forse cinquantenni, ma ancora mossi da un grande desiderio di ritrovarsi.
Penelope in cuor suo vuole accogliere questo straniero, che si professa suo re, ma nutre ancora diffidenza e timore , ha bisogno di un'ulteriore prova della sua vera identità.
Le viene in mente il segreto del loro talamo nuziale, e chiede allo straniero di spostare il letto.
Ulisse le risponde:
«Donna, il letto mio nessuno mai
poté mutare, ché un grande prodigio
io stesso feci e solo io lo conosco.
Nel cortile cresceva un ulivo florido,
grosso il tronco e robusto come colonna;
intorno a quello costruii la stanza,
e sopra vi posi il letto nuziale…»
Il letto non si può spostare, è stato costruito da lui stesso intorno ad un ulivo.
Penelope non ha più dubbi: quell' uomo è l 'uomo che sta aspettando da venti lunghi anni, tenendo a bada uno stuolo di proci che vogliono lei per arrivare al suo trono.
In quel letto giaceranno di nuovo insieme, con un desiderio che sta montando da anni.
Ulisse è invecchiato, stremato, reso irriconoscibile da mille fatiche.
Gli viene incontro Atena, la sua protettrice, che riesce a renderlo più desiderabile:
«Minerva allor, la diva dagli occhi chiari,
accostossi a lui, e la persona tutta
gli ristorò, gli rese il capo bello,
e dalla testa gli dispose i crini
come fiori di giacinto…».
Gli dona una chioma fluida e lunga, indice di bellezza e giovinezza.
Penelope non può più resistergli e si spalanca per loro quella notte tanto vagheggiata.
E qui Atena fa l ultimo miracolo per il suo amato eroe, prolunga quella notte perché i due sposi possano recuperare tutto l' amore perduto:
«E già sarebbe apparsa l’Aurora dalle dita rosate
ai loro lamenti, se non avesse avuto un altro pensiero
la dea Atena dagli occhi lucenti:
trattenne la lunga notte alla sua fine,
e trattenne sull’Oceano l’Aurora dal trono d’oro,
né lasciò che aggiogasse i veloci cavalli
che portano la luce agli uomini, Lampo e Faetonte,
i puledri che conducono l’Aurora.»
È questa la notte d' amore più intensa, più vera, più desiderata di tutta la letteratura universale.
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