FRA DONNE
Da un paio di mesi sono costretta a prendere quotidie un bus di linea all' ora di punta, in direzione Pompei.
Una varia umanità popola questo mezzo di trasporto pubblico che, checché se ne dica, passa abbastanza puntualmente negli orari programmati, senza saltare corse, a parte il 10 novembre, giornata di sciopero nazionale dei trasporti.
E qui devo fare una riflessione: perché gli autisti pubblici aderiscono sempre unanimamente all' astensione dal lavoro, mentre nella categoria docenti di solito sono solo 4 gatti disposti a perdere la giornata lavorativa per fare sentire la loro voce?
Non lo scoprirò mai.
O forse si.
Forse perché la giornata di lavoro di un professore ha un peso specifico di gran lunga inferiore a quello di un addetto ai trasporti o forse perché tutto sommato noi professori non stiamo poi così male come vogliono farci credere.
Nella corsa affollatissima che prendo alla fermata sulla corsia preferenziale di fronte alle Poste centrali, sale una pletora di gente.
Sono soprattutto studenti delle scuole superiori, che rientrano a casa nei comuni limitrofi.
Adesso mi riconoscono, dopo le prime chiacchierate che ci siamo scambiati.
Sono molto deferenti nei miei confronti, mi salutano, si offrono di obliterarmi il biglietto quando non ho mani libere per farlo, mi avvertono quando devo scendere alla fermata, se mi vedono immersa in libri e computer.
Poi ci sono gli operai.
Li riconosci dalle mani callose e dalla tenuta da lavoro, quel lavoro che si tengono stretti coi denti, perché li senti parlare dei colleghi in cassa integrazione o che vivono della Naspi. Ci sono tanti extracomunitari, gli africani i più integrati, gli indiani i più timidi .
Donne con bimbi nel passeggino, infagottati in giubbini lisi, sempre di una taglia in meno o una di troppo.
Oggi l' ho vista per la seconda volta , era già seduta sotto la pensilina in attesa del bus quando, trafelata, sono arrivata.
Ieri l' avevo vista scendere alla fermata prima della mia.
Una donna della mia età, consumata dal lavoro e dagli stenti.
Un viso bello e regolare, ma sfiorito precocemente, un viso che non conosce creme e belletti.
Capelli mai trattati, dove il bel nero naturale è ingiuriato da una miriade di fili bianchi.
Le siedo accanto e cominciamo a parlare.
Sotto al braccio porta una busta della spesa piena unicamente di broccoli appena comprati al mercato.
Sarà la cena sua e del suo unico figlio .
Del marito no.
Per lui non cucina più, ancora convivono, ma dice che non si merita niente.
Penso a quali angherie l' avrà sottoposta.
Lavora in un BeB : fa le pulizie e stira. Tutte le mattine viene in città per una mezza giornata di lavoro.
Anche io mi racconto a lei.
È strano come riesci ad aprirti con uno sconosciuto, confidando cose che neanche alla tua migliore amica riesci ad esternare.
Mi dice che ama molto i dolci.
Dalla mia busta della spesa fa capolino un fagottino con un tortino ai pinoli, che ho preso in una pasticceria che vende dolci provenienti da Giffoni.
Senza pensarci su e senza timore di offenderla, prendo il pacchetto e glielo porgo.
Anna si blocca : "ma perché?"
Mi fa .
"Perché hai detto che ti piacciono i dolci, dai prendilo, davvero, ne ho presi due. Per oggi salto, mi fai tu un favore."
Ridiamo insieme. Per un attimo ci sentiamo vicine, come se ci conoscessimo da una vita e come se non ci fosse nessuna barriera tra noi.
Siamo solo due donne provate ognuna a suo modo dalla vita, in cerca di un po' di solidarietà.
Femminile.
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