Per sempre mio
Ieri, nell'incantevole scenario di questo teatro naturale che è l' Arco Catalano, gioiello incastonato nel Palazzo Pinto di via Mercanti a Salerno, ho assistito ad un riadattamento dell' Anna Cappelli di Annibale Ruccello, a cura e per la regia di Antonello De Rosa.
Il testo originale è di un' estrema crudezza: Anna , impiegata di Latina, si lascia convincere alla convivenza more uxorio dal suo collega ragioniere Tonino, rinunciando alla rispettabilità ( siamo negli anni '60) in cambio della speranza di conquistare finalmente un uomo, una casa, una vita tutta sua.
Ma Anna comincia ad essere troppo possessiva fino ad asfissiare il compagno al punto da indurlo a decidere di lasciarla.
Le comunica che venderà la casa e partirá per la Sicilia.
Da qui un crescendo di risentimento da parte di lei, la prospettiva dell' abbandono, della perdita di tutto ciò che si era conquistata e del ritorno ad una vita di solitudine, innesca una spirale di follia.
La scena si chiude davanti a un pentolone dove la protagonista sta cucinando i resti del suo uomo, che inghiottirá facendolo per sempre parte di sè.
Le ossa saranno candele per appiccare l' incendio a quella casa che ormai ha perso per sempre e con la quale diventerà essa stessa cenere.
La grandezza della protagonista Serena Stella è stata quella di conquistarti, portarti dalla sua parte, immedesimandoti talmente nel dolore della sua perdita, da comprendere quella inumana scelta finale.
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