Bella e impossibile.
Esmeralda è una gitana che vive alla Corte dei Miracoli, un quartiere degradato alla periferia di Parigi, dove sul finire del 1400, la notte trovano rifugio mendicanti, storpi, reietti, che di mattina affollano le strade di Parigi, rendendole insicure con i loro piccoli furti ed una questua molesta, mascherata da fittizie disabilità.
Su tutta la scena dei vili mortali , troneggia la Cattedrale di Notre Dame, simbolo dell' elevazione dalle umane miserie a dimensioni divine, anelate ma irraggiungibili.
La Cattedrale da' il nome al vivissimio romanzo del 1831 , ancora molto attuale, di Victor Hugo, i capolavori, si sa, non sono soggetti a prescrizione.
I miei bambini erano piccoli quando negli anni novanta la Disney ne trasse un film di animazione molto delicato e con un finale rosa adatto ad una platea di piccole pesti che del gobbo potevano capire solo la sofferenza per le sue malformazioni e non il crudo dolore di un amore impossibile.
L' abile merchandising che seguí dal fortunatissimo cartone, portò all' invasione nelle nostre case di figurine, album , gadget gommosi e colorati che a vederli adesso mi si stringe il cuore dalla nostalgia.
Fu Cocciante nel duemila, a riprendere in mano l' opera di Hugo, firmando le strepitose musiche di uno spettacolo che da allora viene rappresentato ciclicamente in tutto il mondo, sempre con lo stesso successo, avendo fatto accorrere ad oggi oltre 15 milioni di entusiasti spettatori.
Fulcro del musical e'
la Cattedrale di Notre Dame, sorvegliata da Quasimodo il campanaro, un orribile gobbo dal cuore tenero, temuto e vessato per le sue orribili sembianze.
Solo Esmeralda, che ha rapito il suo cuore senza speranza, ne conosce la vera natura.
Lei è una bellissima gitana, libera e ribelle, che con il suo corpo flessuoso disegna nell' aria il suo desiderio di libertà, sopravvivendo con i pochi spiccioli così raccolti, in quel mondo falso e corrotto, che trova la massima personificazione in Frollo.
L' arcidiacono è sprofondato in un abisso di ossessione per la bellezza selvaggia della indomita gitana, pronto a diventare un criminale , pur di entrare in lei "come entrerebbe in una chiesa".
Ma Esmeralda ama, non adeguatamente riamata, il capo delle guardie Febo, vacuo e vanesio, tanto da affermare "l' amore passa ma la vita continua". Proprio il contrario della convinzione di "Bella" che vive per amare e non potrebbe concepire di vivere senza amore e senza libertà, immolando la sua stessa vita davanti alle catene che la parte sbagliata che governa quel mondo odioso ed iniquo vuole imporle.
"Com' è ingiusta la vita" è il grido vibrante, finale, potente, che ieri sera dal teatro degli Arcimboldi di Milano si è alzato dal palcoscenico, investendo gli oltre duemila spettatori che, in un modo o nell' altro, quella ingiustizia l' hanno vissuta sulla propria pelle e che in cuore loro ancora invocano Giustizia.
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